🇮🇹Come ho trovato la felicità in Portogallo

Volai verso il sud del Portogallo (regione dell’Algarve) a fine marzo 2017, dopo la mia debacle statunitense e tre settimane di pigro grigiore londinese.

Quel che vi ho trovato mi ha sollevato lo spirito verso picchi inaspettati.

In Portogallo tutto risulta facile. E’ un posto sicurissimo (donne! non voglio scuse!), la vita costa poco, e le porzioni nei ristoranti son generose, per usare un eufemismo. Ordini un antipasto di insalata di polipo e ti portano una creatura mitologica fatta a pezzi.

Per essere chiari, non costa poco quanto la Grecia. Ma rispetto alla Grecia non hai la sensazione di essere in un posto che giovedì prossimo dovrà piegarsi alle direttive di Angela Merkel. L’economia portoghese è piccola, ma sa camminare a schiena dritta. Due piccoli esempi illuminanti. Uno, internet è una bomba. Chi avrebbe mai pensato che su questo pezzo di costa atlantica così sparsamente popolato mi sarei divertito a testare la velocità di ogni router di ogni wi-fi pubblico, privato, e la mia connessione cellulare e trovare velocità regolarmente al di sopra dei 100 megabit…


il wi-fi del mio ostello di fiducia, 33hostel a Ferrel

Se dopo una vacanza in Portogallo vi tocca tornare, per esempio, in Germania (la locomotiva d’Europa la chiamano), vi sembrerà di esser finiti nel medio evo. Il secondo dettaglio degno di menzione è quanto nuove e luccicanti siano di solito le auto a noleggio, nonostante il Portogallo sia forse il posto al mondo dove noleggiare un’auto costi di meno in assoluto. Se non mi credete, controllate su Expedia/Ryanair i prezzi di un’auto ritirata presso l’aeroporto di Lisbona.IMG_3824
Per questo gioiellino (con tettuccio panoramico) ho speso 35€ TOTALI per 9 giorni!

E ovviamente non finisce qui. Un altro notevole aspetto del Portogallo è che mi ci vedrei a vivere in più di uno degli ostelli che ho visitato almeno per 3 mesi all’anno, nel lungo termine. La qualità mi ha stupito sotto ogni aspetto, soprattutto per la cura che i proprietari vi riversano, creando quasi automaticamente un’atmosfera famigliare che diventa subito il metro di paragone per valutare gli ostelli che visiterete in futuro in altri Paesi. L’arredamento, i bagni puliti, le cucine ben equipaggiate (dettaglio non da poco per gli italiani), e sontuosi divani su cui socializzare o su cui guardarsi in santa pace sul vostro dispositivo Apple preferito le foto scattate il giorno prima.IMG_0066
33Hostel in Ferrel, 2 km dalla spiaggia di Baleal

Tutto questo ben di dio ha un prezzo molto ragionevole, decisamente basso per gli standard europei. Se proprio volete una cifra, direi che con 120€ a settimana ve la potete cavare. Avrete un bel letto in un ottimo dormitorio, con ogni sorta di amenità nelle aree comuni, e colazione inclusa. All’oceano ci si arriva a piedi, o giù di lì.19467717_1451235264937952_3066331420365781613_o.jpg

I posti che ho visitato sono, in ordine cronologico, Faro, Lagos, Lisbona, Peniche, Nazarè, Porto, Ericeira, Coimbra. Ma non temete, non ho iniziato questo blog per finire inglobato dalla massa di gente esaltata da quanto interessante e figa sia Lisbona. Francamente ho trovato la capitale piuttosto deludente e moscia, almeno se paragonata alla versione pompata che il turista medio descrive. Forse è anche colpa mia (non riesco più ad apprezzare pienamente le grandi città), ma non vi ho trovato nulla di particolarmente illuminante da fare, e tutto sembrava pensato solo per i turisti. In sostanza non penso possa competere con Porto, che ho percepito molto di più come un posto dotato di vita propria, di cui ho avuto il privilegio di far brevemente parte. E’ anche più economica, percorribile a piedi, e più vitale, soprattutto di sera.

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E’ anche il luogo natale della francesiña, una delle ricette più follemente cariche di calorie del pianeta (non proprio sofisticato come piatto ma divertente da provare), che ti fa venir voglia di lanciarti in quelle sfide in stile “Man versus Food – se la mangi tutta in 5 minuti è gratis e ti diamo anche una t-shirt”. E della bifana, un panino al maiale piccante che si scioglie in bocca dal costo di 1 euro (a Porto almeno), che è talmente la quintessenza del Portogallo che ve lo vendono persino al McDonald’s. Sì, chiaro che si chiama McBifana.

Faro non mi ha sconvolto. E’ la capitale della regione dell’Algarve, e se prendete un aereo per il sud del Portogallo è lì che atterrerete, ma nonostante sia la capitale è molto meno eccitante della vicina Lagos. In alta stagione è probabilmente una benedizione, ma al tempo della mia visita (fine marzo) era alquanto morta. Però ho adorato l’ostello presso cui ho alloggiato (Casa da Madalena), e la praia de Faro (la spiaggia principale) è spettacolare e assolutamente immensa. Il problema è che non ci si arriva a piedi dalla città. Faro non fu costruita sul mare ma su una laguna costiera, quindi per arrivare all’oceano vi tocca prendere un bus per 20-25 minuti, o noleggiare una bici. Un altro problema di questa spiaggia è che principalmente uno shore break, con onde massicce che si schiantano esattamente a riva, quindi fare surf o anche un bagnetto non è proprio un gioco da ragazzi. La città è abbastanza carina ma dopo 48 ore avrete sicuramente esaurito le cose da vedere.IMG_1899.jpgPraia de Faro

Coimbra invece è essenzialmente una città universitaria dove per qualche strano motivo gli studenti non sembrano far chissà che vita. Per noi italiani, abituati a posti del calibro di Bologna, una città universitaria è essenzialmente il paese dei balocchi, dove annoiarsi è impossibile e c’è vita anche nei tombini. Paragonata a questa immagine, Coimbra è sbiadita a dir poco.

Ericeira mi è parso un posto godibile se e solo se siete dei surfisti professionisti e non state viaggiando soli. Gli spot non mi sono parsi assolutamente adatti a chi sta ancora imparando, e chiunque voglia farmi cambiare idea dovrà eliminare dalla mia memoria il ricordo della terrificante esperienza di Isla de Ribeiras, dove correnti inimmaginabili mi costringevano a surfare in acque profonde 20 centimetri con un tappeto di rocce sotto di me. Non credo di aver tenuto il mio baricentro così basso in tutta la mia vita, pregando Stephen Hawking di non farmi perdere l’equilibrio.ORG__DSC8866

Di ritorno all’ostello, non c’era granché da fare per divertirsi e socializzare, e non è sfuggita ai miei occhi l’onnipresenza di coppie in giro per la città. Francamente, il mio miglior ricordo di Ericeira è la seppia da più di un chilo che mi hanno messo nel piatto al self service del supermercato Intermarchè, con patate e broccoli, al prezzo risibile di 6 euro acqua inclusa. Impossibile che ci abbiano guadagnato su quella transazione.Seriamente

Ok, la lista dei posti mosci è finita. A parte la già menzionata Porto, ho lasciato il meglio per ultimo. Ma essendo questo il blog di un neo drogato di surf, vi avverto. Se non fosse stato per il surf, non so quanto piacere avrei potuto ricavare visitando questi luoghi.

E’ a Lagos che ho ufficialmente acquisito tale dipendenza. Dopo una settimana passata nel centralissimo Olive Hostel, posto fantastico con atmosfera famigliare dove son riuscito a finire un grosso lavoro (le mie giornate consistevano in Photoshop, pranzo e cena), mi son spostato all’Algarve surf Hostel, che, come il nome suggerisce, è un posto dove aspiranti surfisti mangiano, dormono, e si divertono dopo le faticosissime lezioni. Ed è un posto perfetto per far tutte queste cose. Ha una cucina tra le meglio equipaggiate, un enorme soggiorno dove, tra le altre cose, lavorare al computer è un piacere, una piscina, ed essendo popolato principalmente da surfisti con cui in media condividerai una settimana del tuo tempo, risulta un po’ come tornare ad essere una matricola universitaria, ma senza libri.IMG_2022.jpg
Una piscina è pur sempre una piscina

Le lezioni in realtà avvengono lontano da Lagos, perché la città non riceve onde con regolarità, ed è uno dei pochi posti in Portogallo dove potete semplicemente andare in una delle molte spiagge e farvi una nuotata innocente come siamo abituati a fare noi creature del Mediterraneo. E’ a Praia do Amado che verrete traghettati ogni giorno in 40 minuti di furgone.Praia do Amado, l’aula studio

E’ questo il locus amenus in cui ho affrontato i miei demoni, abbandonato il mio ego e dove ho praticamente costretto a forza il mio cervello a creare percorsi neuronici adatti a farmi mantenere l’equilibrio su un oggetto fatto per scivolare su acque turbolente. Ci ho messo due intere settimane a padroneggiare la posizione da assumere per non cascare stupidamente in acqua due secondi dopo essersi alzati sulla tavola. Il che equivale a circa 12 giorni più del tempo medio che le persone normali necessitano per imparare la sequenza di movimenti di base del surf. Non so assolutamente cosa mi abbia spinto a insistere in maniera così cocciuta, ma mi ringrazierò eternamente per essermi dato abbastanza possibilità da andare oltre gli innumerevoli fallimenti. L’ambiente mi ha sicuramente aiutato. Come ho detto, mi è sembrato un po’ di tornare a scuola, ma con in più un profondo apprezzamento per la materia, gli insegnanti, e i compagni di studio. La loro età media era di poco superiore alla metà della mia, ma mescolarmici non è mai stato difficile, anche grazie alla mia pelle ancora sufficientemente elastica. Nessuno si è poi lamentato quando, avendo perso una scommessa relativa a un torneo di ping pong, son saltato in piscina di notte senza nulla che mi coprisse il deretano.

Quando passi abbastanza tempo in ostello impari a rinunciare alla privacy, e questo suona un po’ come un prezzo alto da pagare. Ma onestamente io non mi lamento: a parte l’inerente costo monetario dell’avere una propria stanza, privacy significa automaticamente isolamento. E se viaggiate da soli, l’isolamento è senza dubbio alcuno il vostro nemico giurato, in quanto capace di annientare il vostro equilibrio cerebrale nel tempo che ci vuole per guardarsi le prime due serie di Breaking Bad tutto d’un fiato. E alla fine vi trasformate in Walter White con tutti che vi odiano.

C’è poi Peniche. Peniche è una piccola penisola un’ora a nord di Lisbona con un paesello sparpagliato sopra, che prende onde da ogni lato, e di conseguenza si è trasformata in una miscellanea di ostelli per surfisti, scuole (di surf ovviamente), noleggi di tavole e mute, e un negozio Rip Curl che si vede da un chilometro. E’ sempre qui che si trova uno spot (Supertubos) abbastanza severo da far parte del circuito della World Surfing League. Se ci andate a fine ottobre potete respirare la stessa aria che i più grandi surfisti del mondo respirano, e sparire in una folla di appassionati seduti sulla riva a guardare l’oceano.

Tre chilometri a nord di Peniche giungiamo finalmente a Baleal, una penisola ancor più piccola, con gruppi di edifici nei pressi che non mi azzarderei a chiamare paese, e che è diventato il mio paradiso logistico del surf. Ogni giorno in cui non ho lavoro da fare sul mio laptop, posso raggiungere la spettacolare e duplice spiaggia di Baleal in 3 minuti al volante della mia fiammante 500 noleggiata quasi gratis. Parcheggio e ordino subito un caffè nel fantastico Bar da Praia mentre prendo le misure delle onde.

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Noleggio poi la tavola presso AlexSurf, mi spacco muscoli e articolazioni per 2-3 ore in uno dei 4 spot che posso raggiungere a piedi, faccio una doccia fredda in spiaggia, mi cambio usando il bagagliaio della 500 come spogliatoio, mangio la miglior bistecca di tonno mai provata alla Taberna do Ganao, faccio una passeggiata e fotografo il posto e le ragazze che lo popolano. Bevo poi un altro caffè con un pastel de nata al supermercato/bar sul viale principale, per poi tornare al già menzionato 33Hostel, pronto per progettare la cena per me e per qualche tedesco/olandese (ci son più nordeuropei che portoghesi in Portogallo) fortunato abbastanza da ricevere un invito a provare la mia fagiolata (c’è un tempo per la modestia e un tempo per la tracotanza).

Almeno a questo punto della mia vita, non oso chiedere di più.

A parte magari realizzare il sogno di vedere onde realmente colossali coi miei occhi, lasciarmi mesmerizzare e fotografarle una volta ripresi i sensi. E per far ciò non devo far altro che tenere d’occhio Magicseaweed per sapere quando il mare si scatenerà a Nazarè, e teletrasportarmici in 45 minuti di guida partendo da Baleal. Ignoro completamente il paese, mi dirigo al faro sulla scogliera, e assisto a uno spettacolo naturale assolutamente unico, un autentico regalo per noi creature mortali, visibile una manciata di volte all’anno, da settembre a marzo.IMG_3900.JPGCome riferimento, quei punti neri sono moto d’acqua

Venni a sapere di Nazarè nel 2012. Da allora avrò speso settimane a guardare su Youtube quelle onde mostruose schiumare come cani rabbiosi. Risultano talmente più grandi di qualunque onda che potete realisticamente pensare di vedere in vita vostra da sembrar muoversi al rallentatore, spruzzando così tanta foschia nell’aria da costringermi a barare di molto con i settaggi di Photoshop per potervele mostrare senza farvi temere un improvviso attacco di cataratta._DSC9122-2.jpg
A destra, la foto originale prima del trattamento anti-nebbia

Il semplice fatto che possano raggiungere i 30 metri, e che ci sia gente che le cavalca senza per forza morirci, riesce a farti cambiare prospettiva sulle possibilità in cui si possa vivere la vita. E non intendo necessariamente come quei diavoli, che giocano a sfuggire alla morsa di mostri marini, ma per lo meno avendo un metaforico assaggio della stessa salsedine. Penso sia questo il vero tesoro che ho trovato in Portogallo girovagando per le sue drammatiche scogliere.

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